SICUREZZA e AMBIENTE

 

 

Quadro Normativo

La progettazione di dettaglio di un qualsiasi impianto (nuovo o modifica di capacità produttiva), che tratta sostanze chimiche, deve tener conto dei vicoli ambientali e dei rischi connessi con incidenti dovuti a guasti durante il suo esercizio. Le scelte progettuali dei componenti quali flange, valvole, pompe e organi in movimento in genere deve tener conto della classificazione di pericolosità delle sostanze con cui questi organi vengono a contatto per poter rispettare i vincoli di concentrazione negli ambienti di lavoro delle sostanze stesse, vincoli che sono fissati dai contratti nazionali (norme tratte dalle americane ACGIH) e che in parte sono state introdotte anche da direttive CE.(DIR 2000/39 CE, D.Legs.9 aprile 2008 n. 81).

Lo stesso dicasi dei livelli di pressione di rumore che devono rispettare sia limiti per l'ambiente interno che quelli vs. il vicinato (zonizzazione) in funzione appunto della zone in cui verrà situato l'impianto D.Legs. n. 81/2008. e D. Legs. 195 del 10.04.06.

Gli impianti di trattamento degli effluenti, liquidi e gassosi oltre che quelli per i solidi devono essere scelti in base alla dimensione dell'impianto ed essere rispondenti alle migliori tecnologie reperibili sul mercato oltre che dar luogo ad effluenti che siano compatibili con le attività confinanti con l'impianto e potranno essere autorizzati all'esercizio solo se rispondenti ai criteri del Testo Unico per l'ambiente circa l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) D.Legs. n. 152 del 03.04.06 (a livello europeo per ogni singola categoria di impianti sono stati pubblicati dei BREF che descrivono appunto le migliori tecnologie disponibili). Quando le dimensione degli impianti raggiungono certe soglie definite nel citato decreto legge e necessario fare anche una valutazione dell'impatto ambientale (VIA).

La valutazione dei rischi deve tener conto sia della classificazione di pericolosità delle sostanze che dell'hold-up delle stesse che deve essere effettuato per tutte le sostanze presenti nel processo in caso di esercizio normale che di run away delle reazioni di processo. Per le attività che non rientrano nelle "direttive Seveso" (D.Legs.238/05) e che trattino sostanze infiammabili o combustibili è comunque necessario che il progetto rispetti i requisiti previsti dal D.PR: n. 37 del 12 01 1998 ed il successivo D.M 29.12.2005 (Ministero degli Interni) che prescrivono la necessità di ottenere prima della costruzione dell'impianto l'approvazione del Comando provinciale di vigili del Fuoco. Per quanto sopra detto è fondamentale fare una valutazione della pericolosità delle sostanze trattate nell'impianto; la base per questa valutazione è la direttiva CE 67/548 (relativa alla classificazione, ed etichettatura delle sostanze pericolose) che dal 1967 è stata adeguata 31 volte al progresso della tecnica e che sta per essere abrogata (entro il 2010) dal Regolamento CE 790/ 2009 pubblicato il 5 settembre 2009 GUUE L 235 .

Per i prodotti che non sono stati notificati alla CE (cioè nuovi prodotti chimici) è necessario prima di immetterli sul mercato aver ottenuta l'autorizzazione dalla CE stessa sulla base di un dossier che riporta una serie di studi tossicologici (Regolamento 1907/2006 REACH) In conclusione il progettista di un qualsiasi impianto chimico deve allineare i tempi di attuazione dell'ingegneria di dettaglio in funzione delle autorizzazione che necessitano in base alla pericolosità delle sostanze a alla dimensione dell'impianto in parallelo allo sviluppo del processo vanno avviate da parte di funzioni specialistiche o ditte esterne.

  • La presentazione del progetto di massima al comando provinciale dei VV.FF: tempo per l'approvazione del progetto 4-6 mesi;
  • Richiesta di autorizzazione integrata ambientale (AIA) o in subordine autorizzazione agli scariche liquidi e gassosi tempi previsti 6 mesi ca. (direttiva IPPC o Testo Unico per l'ambiente);
  • La richiesta di compatibilità ambientale attraverso la relazione di Valutazione di Impatto Ambientale (tempi circa 6 mesi) che si aggiungono a quelli per l'AIA;
  • La domanda di registrazione per nuovi prodotti che è prevista dal regolamento REACH che in funzione della capacità dell'impianto può richiedere studi tossicologici che superano per il loro sviluppo i 2 anni
  • La richiesta di autorizzazione per la realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti che può comportare tempi di ottenimento superiori all'anno o qualora si intenda trasferire i rifiuti prodotti all'esterno in impianto terzo si individuino per tempo gli impianti autorizzati a ricevere quel tipo di rifiuto e ci si attivi per l'organizzazione dei trasporti che in alcuni casi può necessitare un'organizzazione del tipo prevista dalle norme ADR2007 (sito UNICE sezione trasporti) oltre che secondo quanto previsto dal Testo Unico per l'ambiente.

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